Audi Cabriolet - vista dall'altoAudi Cabriolet - vista dall'alto

Per vedere la prima Audi scoperta del Dopoguerra sarà necessario attendere il 1991, con il lancio della Cabriolet. Derivata dalla famiglia dell’Audi 80, la Cabriolet propone uno stile sobrio ed elegante, grazie al quale sarà prodotta fino al 2000.

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L’Audi e le cabriolet, un rapporto interrotto

La prima scoperta dei quattro anelli arriva solo nel 1991, con il lancio dell’Audi Cabriolet. A ben vedere, nella lunga storia Audi ci sono state altre auto senza tetto, ma tutte appartenenti al “primo ciclo” del marchio tedesco, terminato con l’inizio della Seconda Guerra mondiale. Mai, però, vi fu una cabriolet Audi negli anni successivi, da quando nel 1964 la Volkswagen rilevò l’Auto Union (ed il marchio Audi) dalla Daimler-Benz, a sua volta posseditrice del gruppo tedesco dalla fine degli anni ’50.

Il prototipo Audi Cabrio-Studie

Il primo passo verso un’Audi “aperta” lo si vide al Salone di Francoforte del 1989: è l’Audi Cabrio-Studie. Pur essendo un prototipo, la Cabrio-Studie mostra chiaramente la sua discendenza dall’Audi Coupè dell’anno precedente (detta anche B3) e, per proprietà transitiva, con la berlina Audi 80 (serie B3).

Audi Cabrio-Studie
Audi Cabrio-Studie vista dall’alto

Di fatto, l’Audi Cabrio-Studie altro non è che un’Audi Coupè privata del tetto, mantenendone intatto il corpo vettura al di sotto della linea di cintura, compresi il frontale ed il posteriore. Esteticamente, oltre all’ovvia assenza del tetto, l’innovazione principale del concept Cabrio-Studie rispetto al modello di derivazione è l’alloggiamento della capote in un apposito vano dietro i sedili posteriori.

Nella realizzazione di questo prototipo, l’attenzione dei progettisti di Ingolstadt è focalizzata sulle soluzioni di sicurezza. L’Audi Cabrio-Studie è dotata di inediti sedili anteriori caratterizzati da una struttura rinforzata e da specifici sistemi di ancoraggio alla scocca, in grado di garantire un’adeguato assorbimento in caso d’urto. Non di meno, le cinture sono integrate nei sedili stessi, offrendo la miglior ritenuta possibile del guidatore, qualunque sia la sua corporatura.

Audi Cabrio-Studio, vista posteriore
Audi Cabrio-Studie, vista posteriore

Dalla Cabrio-Studie alla Cabriolet di serie

Per quanto possa sembrare in tutto e per tutto un’anticipazione di un’auto pronta per la produzione, la costruzione della Cabriolet viene decisa solo a seguito del buon riscontro che il pubblico e la critica riservano al concept Cabrio-Studie. Del quale, peraltro, non furono comunicate le specifiche tecniche.

E’ così che il management Audi decide di mettere ufficialmente in cantiere la vettura di serie, affidando il progetto a Friedrich Steinbach (già a capo dei lavori sulla berlina Audi 80 B3), mentre responsabili del design sono Gerard Pfefferle e Peter Schreyer. Il debutto ufficiale dell’Audi Cabriolet avverrà nel 1991 al Salone di Francoforte.

Audi Cabriolet
Audi Cabriolet

Rispetto al prototipo Cabrio-Studie l’Audi Cabriolet di serie presenta diverse novità. La più evidente è senza dubbio lo stile del frontale, che si affranca da quello dell’Audi 80 B3 per abbracciare il nuovo family feeling introdotto nella famiglia delle medie Audi dalla nuova serie della 80, la B4, che si caratterizza per la calandra inglobata nel cofano motore.

Audi Cabriolet: le soluzioni

Di fatto l’Audi Cabriolet è la versione aperta dell’Audi Coupè B3, soluzione che permise all’Audi di contenere i costi di progettazione e sviluppo nonché quelli di produzione, sfruttandone la medesima linea di montaggio all’interno dello stabilimento bavarese di Ingolstadt.

Eppure, la nuova Cabriolet presentava soluzioni costruttive raffinate per il periodo storico. La principale è l’assenza del montante B, scelta che si è resa possibile grazie all’irrobustimento della cornice del parabrezza (più tecnicamente, il montante A) e della scocca. Una soluzione non scontata, che dona all’Audi Cabriolet un aspetto estetico estremamente pulito ed elegante.

A tale scopo contribuisce anche un’altra scelta rimarchevole, riguardante la capote in tela. Questa, infatti, è riposta in uno specifico vano tra l’abitacolo e il bagagliaio, lasciando il solo parabrezza al di sopra della linea di cintura. Quantomeno a capote abbassata, s’intende.

Audi Cabriolet con capote chiusa, vista laterale
Audi Cabriolet con capote chiusa, vista laterale

L’abitacolo, come spesso avviene nelle auto scoperte, risulta piuttosto avaro di spazio per i (due) passeggeri posteriori. I quali potevano comunque contare su vari confort, come gli altoparlanti presenti nei pannelli laterali.

Diversa la situazione all’anteriore, con misure e spazi di fatto analoghi a quelli della Coupè e delle 80 berlina e Avant. Anche il cruscotto riprende quello proposto dall’Audi Coupè, compresi i tre strumenti aggiuntivi (e optional) presenti nella parte bassa della console centrale.

Lo schema tecnico e le motorizzazioni dell’Audi Cabriolet

L’Audi Cabriolet adotta lo schema meccanico tipico Audi con trazione e motore anteriore disposto in senso longitudinale, come la derivazione dall’Audi Coupè suggerisce. L’avantreno è un MacPherson mentre il retrotreno è a ruote interconnesse. I freni sono tutti e quattro a disco, con quelli anteriori autoventilanti. La trazione integrale Quattro non sarà mai resa disponibile, seppure presente su alcuni esemplari di preserie.

Ampia la gamma motori: da quattro a sei cilindri, da 1.8 a 2.8 litri di cilindrata, abbinati a cambi manuali e automatici. Tuttavia, all’esordio la cabrio Audi propone il solo 5 cilindri 2.3 cm3 da 133cv. Questo motore, in abbinamento a una trasmissione manuale a 5 rapporti, era in grado di garantire alla scoperta tedesca prestazioni relativamente brillanti (velocità massima di quasi 200 km/h e uno 0-100 concluso in 10,8 secondi), ma certamente non sportive.

Bisognerà attendere più di un anno per vedere un’Audi Cabriolet maggiormente prestante: con la 2.8 V6 da 174 cv di fine 1992 lo 0-100 km/h scende sotto i 10 secondi e la velocità massima si innalza fino a 218 km/h. Quasi contemporaneamente alla 2.8 V6 debutta anche la 2.0 E da 116 cv. Se le prestazioni di questo quattro cilindri sono solo modeste, il suo prezzo contenuto riesce a farle comunque trovare un buon numero di estimatori.

L’evoluzione dell’Audi Cabriolet

Nel corso degli anni, oltre a proseguire l’espansione della gamma motori, l’Audi cabrio acquisisce anche importanti miglioramenti. E’ il caso dell’adozione, sebbene solo su richiesta, della capote ad azionamento elettroidraulico, novità del 1993.

Nei due anni successivi l’Audi pone maggiormente l’attenzione sui propulsori che equipaggiano la sua cabriolet. Già dall’inizio del 1994, il 2.3 a cinque cilindri lascia il posto ad un nuovo V6 di 2.6 cm3 e 150 cv di potenza massima, che presto diviene il più gettonato dalla clientela. Minor fortuna avrà invece il motore bialbero di 2 litri di cilindrata da 140 cv al debutto nel 1995: saranno solo poche decine gli esemplari prodotti nell’unico anno di costruzione.

Vista dell'Audi Cabriolet
Vista dell’Audi Cabriolet

Sempre nel 1995 fa il suo debutto l’Audi Cabriolet 1.9 TDI: una delle poche, nonché delle prime, auto scoperte dotate di un motore turbodiesel. Questo TDI è il classico motore a gasolio Volkswagen di 1.896 cm3. Mediocri le prestazioni (175 km/h di velocità massima e uno 0-100 risolto in poco meno di 15 secondi), compensate però da consumi contenuti e bassi costi di gestione.

L’ora del restyling

Con l’arrivo della nuova Audi A4 nel 1994, la carriera dell’Audi 80 e della derivazione Coupè volge velocemente al termine. Questa considerazione, tuttavia, non vale per l’Audi Cabriolet: non solo la vettura rimane a listino, ma viene sottoposta ad un restyling nel 1997.

Gli interventi estetici sono leggeri e non intaccano lo stile generale dell’auto. La Cabriolet si concede un lieve ritocco dei paraurti, fanali anteriori che all’interno presentano un nuovo disegno, indicatori di direzione adesso bianchi.

Audi Cabriolet restyling
Il restyling dell’Audi Cabriolet

Più interessante è l’innesto in gamma del nuovo motore 1.8 con 5 valvole per cilindro: con 125 cv in breve tempo sostituisce il 2.0 da 116 cv alla base della gamma, rispetto al quale garantisce prestazioni migliori.

Audi Cabriolet: l’addio

Dopo quasi 10 anni di carriera e 70 mila esemplari prodotti, la carriera dell’Audi Cabriolet giunge a fine corsa nel 2000, sebbene in taluni mercati non fosse più proposta da diversi anni. Come in Italia, dove le importazioni terminarono nel 1998. Per la sua erede sarà necessario attendere due anni: la nuova A4 Cabriolet (della serie B6) arrivò infatti nel 2002.

Lista motorizzazioni Audi Cabriolet

Riepiloghiamo nella tabella qui di seguito i motori adottati dall’Audi Cabriolet nella sua carriera e le loro principali caratteristiche.

Motori e caratteristiche 1.8 20v 2.0 E 2.0 16v 2.3 E 2.6 E V6 2.8 E V6 1.9 TDI
Cilindrata (cm3) 1.781 1.984 1.984 2.309 2.598 2.771 1.896
Cilindri (n.) 4 4 4 5 6 6 4
Potenza max. (cv) 125 115 140 133 150 174 90
Velocità max. (km/h) 195 187 202 198 209 217 175
Accelerazione 0-100 km/h (s.) 11,5 12,9 10,5 10,8 10,2 9,8 14,7
Periodo di produzione 01/’97 – 08/’00 01/’93 – 07/’98 06/’95 – 07/’96 05/’91 – 01/’94 01/’94 – 08/’00 11/’92 – 08/’00 06/’95 – 08/’00
Esemplari costruiti 6.851 12.235 89 19.913 15.752 12.476 4.026
I motori disponibili su Audi Cabriolet e le loro caratteristiche e prestazioni principali

Fonti