Continua il viaggio all’interno del Cinefiat. Ci concentriamo sugli anni ’70 e sulle nuove forme comunicative esplorate. Ma non solo: le trasformazioni sociali di quegli anni porteranno il Cinefiat ad assumere un ruolo diverso all’interno della società e dalla Fiat. Destinata anche quest’ultima a profonde trasformazioni, che nei primi anni ’90 determineranno l’epilogo del Cinefiat.
Indice dell’articolo
- Anni ’70: la Nouvelle Vague del Cinefiat
- La ricerca di nuovi linguaggi: lo stunt ed il cartoon
- Cinefiat, un ruolo sociale?
- Il racconto dell’evoluzione degli stabilimenti Fiat
- Una, nessuna, centomila: il Cinefiat al servizio delle tante sezioni dell’azienda
- L’epilogo del Cinefiat
- Fonti
Se vi foste persi la prima parte dell’articolo, la potete trovare cliccando qui.
Anni ’70: la Nouvelle Vague del Cinefiat
L’evoluzione del cinema post Sessantotto sfocia nella ricerca continua di nuovi linguaggi e sperimentazioni, a cui il cinema industriale non rimane estraneo. Ai cortometraggi che avevano caratterizzato la produzione degli anni precedenti si affiancano sempre più documentari e film ibridi, a metà strada tra il cinema industriale e la pubblicità. La diretta conseguenza è l’arrivo a Torino di forme cinema sperimentale ed underground.
Ne è testimonianza il film La natura la pazienza il sogno nelle immagini della 130, anno 1969, in cui il fotografo Franco Rubarteli interpreta la nuova ammiraglia Fiat in un mondo onirico, coadiuvato dalla modella Veruschka.
La regia de La natura la pazienza il sogno nelle immagini della 130 è di Valentino Orsini, regista e documentarista dichiaratamente di sinistra. L’impegno politico era una costante di quegli anni, anche nell’organico del Cinefiat: da molti filmati della nouvelle vague traspare la tensione tra le aspettative di chi li commissiona e quelle di chi li realizza. Il risultato sono film e punti di vista particolarmente interessanti e innovativi. Ve ne mostriamo alcuni esempi:
One, two…seven: film del 1971 di Ennio Lorenzini, con protagonista il gruppo musicale Middle of the road:
Serie di filmati pubblicitari della Fiat 124 berlina realizzati tra il 1970 e il 1972:
Serie di filmati pubblicitari della Fiat 128, realizzati nel 1969:
Meno di mille, film del 1971 per la regia di Massimo Magri e fotografia di Claudio Sterpone:
La ricerca di nuovi linguaggi: lo stunt ed il cartoon
La Nouvelle Vague del Cinefiat non si esaurisce con la sperimentazione di nuovi filoni cinematografici e concettuali. Si cerca di attirare l’attenzione del pubblico anche con realizzazioni spettacolari e di grande impatto. Ne è un esempio l’arruolamento del cascadeur Rémy Julienne, recentemente scomparso, solito utilizzare vetture Fiat per effettuare le acrobazie a cui era chiamato.
Dello stuntmen Rémy Julienne e del suo rapporto con la Fiat parleremo più diffusamente in un prossimo articolo; basti qui sapere e citare le parole utilizzate in un filmato dell’epoca:
Questo è un uomo la cui vita dipende dall’automobile. E’ Rémy Julienne, il più grande cascadeur oggi in Europa. […] negli oltre 100 films in cui è apparso, Rémy Julienne ha compiuto più acrobazie su automobili Fiat che su qualsiasi altra. E la Fiat che ha sempre preferito è questa: la Fiat 124. Un’automobile per famiglie.
Non di meno, il Cinefiat si è cimentato anche con la tecnica del cartone animato. Nel film CarToons del 1977, ideato da Claudio Bertieri per la regia di Vito Molinari, viene dato uno spaccato dell’automobile all’interno del cinema di animazione, protagonista delle storie più disparate. Realizzato in tecnica mista, CarToons vede la partecipazione della famosa attrice Liana Orfei.
Cinefiat, un ruolo sociale?
Gli anni ’70 vedono la realizzazione di una delle più importanti produzioni del Cinefiat: Quel primo giorno in fabbrica, documentario del 1972 diretto da Silvio Maestranzi.
Eppure in Quel primo giorno in fabbrica non si promuove nessuna automobile: il film segue le storie di alcuni giovani lavoratori alla loro prima esperienza in Fiat, dal momento dell’assunzione a quella dell’ingresso in fabbrica. Girato dal vivo sulla scia dei cinema veritè, Quel primo giorno in fabbrica si propone di essere una guida per i nuovi assunti, in quel primo giorno di lavoro che è, per tanti operai dell’epoca, il più difficile della loro vita lavorativa. La produzione del Cinefiat diventa uno strumento per limitare il disorientamento che si prova entrando in fabbrica, proprio negli anni in cui raggiunge il culmine esplodendo in un profondo, e durissimo, conflitto sociale.
Con Quel primo giorno in fabbrica c’è un’evoluzione del concetto di filmato istituzionale e propagandistico dell’azienda. Non più (o non solo) promozioni dell’immagine e della conoscenza della Fiat verso l’opinione pubblica “esterna”, bensì dirette verso un’audience prettamente interna e coinvolta in prima persona nella vita di fabbrica, di cui non si nascondono problemi e criticità. Si cerca sempre la creazione del consenso, ma il cambio di tono e di prospettiva rispetto al passato è ben evidente visionando questi filmati. Il primo, del 1954, è relativo al XX Trofeo Agnelli, insieme di competizioni sportive e di abilità riservate ai dipendenti Fiat. Il secondo, datato 1962 e titolato Accanto al lavoro Fiat, ha per tema le Opere Sociali Fiat, vale a dire le varie iniziative riservate ai lavoratori e alle loro famiglie.
Il racconto dell’evoluzione degli stabilimenti Fiat
Forte del suo ruolo di narratore dell’azienda, il Cinefiat non poteva tralasciare l’evoluzione dei complessi produttivi e aziendali, esaltandone così i progressi e gli investimenti. Un filone antico nel cinema industriale e nella produzione Fiat, che a fine anni ’30 documenta la costruzione dello stabilmento di Mirafiori:
Lo stabilimento di Mirafiori è raccontato anche negli anni ’60, quando viene mostrato l’assemblaggio delle vetture nella “linea carrozzeria” dello stabilimento:
Con il declino degli stabilimenti dell’area torinese, il racconto del Cinefiat si sposta al Sud con la descrizione dell’impegno Fiat nella costruzioni di nuovi complessi industriali. Come a Melfi (PZ), dove fu costruito l’ultimo nuovo stabilimento italiano. Ma il Cinefiat è presente anche quando vengono varcati i confini italiani, con il documento Uno stabilimento: grande e subito del 1974 dedicato all’accordo tra Fiat e governo sovietico per la costruzione dell’immenso impianto di Togliattigrad.
Proprio con Uno stabilimento: grande e subito è possibile addentrarsi nel lavoro svolto per la sua realizzazione grazie alle parole del regista Stefano Colanchi:
Per realizzare questo film abbiamo dovuto impegnarci a fondo […] sopratutto perchè non volevamo soltanto descrivere l’immagine oleografica d’una città che sorge quasi dal nulla, ma vivere quella nascita. Ciò che stupiva noi, arrivati quasi al termine dei lavori, era la collaborazione e l’amicizia: sia russi che italiani subivano il fascino di questo grande stabilimento, avevano la convinzione di lavorare per qualcosa d’importante.
La narrazione di un’industria, di un’epoca. Un vero manifesto di cinema industriale.
Una, nessuna, centomila: il Cinefiat al servizio delle tante sezioni dell’azienda
L’importanza del Cinefiat non risiede solo dalla sua vitalità culturale ed artistica, dal racconto e promozione dell’azienda. Di quest’ultimo aspetto si è già scritto, ma merita un’aggiunta: il Cinefiat si occupava di tutti i prodotti e sezioni della Grande Fiat.
Sopratutto nella lunga epoca in cui la Fiat è stata guidata dall’ingegnere Vittorio Valletta, l’azienda torinese non significava solo automobili. La sua attività comprendeva altri mezzi di trasporto e movimentazione come treni, aerei, trattori e i relativi motori. Ma anche elettrodomestici e servizi di vario genere.
Ebbene, il Cinefiat provvedeva alla comunicazioni di tutte queste produzioni, coniugando la diversificazione del linguaggio e del tono utilizzato con il mantenimento di una visione di azienda unitaria.
Di seguito possiamo gustarne alcuni esempi. I primi due sono relativi agli elettrodomestici Fiat (con il cartone animato Fiat in casa addirittura antecedente l’epoca del Cinefiat), il terzo al piccolo trattore Fiat 18.
Questo tipo di racconto, che ha il suo apice negli anni ’60, perde di significato con la progressiva decentralizzazione della Grande Fiat. La creazione di società autonome, seppur all’interno del gruppo, comporta il venir meno dell’unità della voce aziendale. Il tempo del racconto dell’industria è finito. Rimane, invece, la promozione e la descrizione delle attività svolte dalle varie consociate.
L’epilogo del Cinefiat
La decentralizzazione della Fiat ha piena attuazione negli anni ’80, con palesi ripercussioni sul ruolo del Cinefiat all’interno dell’azienda. D’altro canto, il Cinefiat è bersagliato anche dal nuovo scenario che viene ad affermarsi: lo sviluppo degli spot pubblicitari (alcuni esempi li potete trovare cliccando qui) e la conseguente affermazione delle agenzie pubblicitarie mettono in crisi il modello di produzione in-house proposto dal Cinefiat.
E’ uno scenario a cui il Cinefiat cerca di adeguarsi. Ad esempio, aumentando la produzione (o co-produzione) di spot pubblicitari, coi quali pubblicizzare il prodotto e, alle volte, creare dei veri e propri tormentoni:
Se gli spot non mancano di creatività, il Cinefiat non rinuncia al lato artistico e più cinematografico. In Status Symbol assistiamo a un thriller dove il protagonista è ossessionato dall’apparizione di un’Autobianchi Y10:
Il “canto del cigno” coincide con il lancio della Fiat Tempra nel 1990. In La macchina dei sogni, Sergio Castellitto compare nei sogni di personaggi alle prese con la volontà di cambiare le loro vite. Questo avviene in un film a episodi in cui le vite dei protagonisti si incrociano all’interno di una concessionaria Fiat:
In Elegia Russa il regista Nikita Mikhalkov rende la Fiat Tempra un’elemento in grado di mediare tra l’uomo e gli immensi spazi della steppa russa, fonte di una rinnovata sensibilità e umanità:
Si conclude qui la vicenda del Cinefiat che, pur non più esistente, oggi continua a vivere nelle centinaia di film e documenti realizzati nel corso di un quarantennio.
Fonti
- Cinefiat presenta, di Alessandro Castelletto (2012)
- Quando il protagonista del film è l’acciaio o il motore a scoppio, di Stefano Reggiani (La Stampa, 18 giugno 1971)
- Il cinema industriale ha scoperto l’uomo (e anche le ragazze in costume da bagno), di Stefano Reggiani (La Stampa, 9 giugno 1972)
- Acrobazie con la 126 e rally comodamente eduti al cinema, di Achille Valdata (La Stampa, 4 novembre 1972)
- Il primo film da Togliattigrad, di Renato Rizzo (La Stampa, 16 giugno 1973)
- Anche la tecnica è spettacolo (La Stampa, 27 settembre 1977)
- Quando il film industriale diventa giallo o western (La Stampa, 1 luglio 1979)
- Fiat si gira, di Renato Rizzo (La Stampa, 17 aprile 2003)
- Centro Storico Fiat
- Fondazione CSC – Archivio Nazionale Cinema d’Impresa
- cinemambiente.it