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Un racconto lungo quarant’anni, quello del Cinefiat. In grado di narrare le vicende e i valori della Fiat ad un pubblico ampio e variegato. E, più in generale, capace di descrivere l’Italia e gli italiani delle varie epoche attraversate. Anche grazie all’apporto e agli insegnamenti di grandi personaggi del cinema, dietro e davanti la cinepresa.

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Il cinema e le imprese, un connubio antico

Tracce scritte, fotografie, audio, filmati: mai nessun periodo storico ha prodotto tante fonti di documentazione come il Novecento. E tra queste, il cinema è forse quella che meglio è capace di raccontare le vicende del Secolo Breve, proprio perchè omnicomprensivo e di immediata fruizione.

Le aziende furono tra le prime a capirlo: la nascita del cinema porta con se la nascita anche del cinema industriale. D’altronde, cos’era quello che è considerato il primo film in assoluto, cioè L’uscita dalle officine Lumière del 1895, se non cinema industriale?

La capacità del cinema di documentare ciò che l’industria stava facendo, portandone l’azione al di fuori degli stabilimenti, fece si tutte le imprese più grandi ed importanti dedicassero tempo ed energia alla produzione di filmati cinematografici. Ansaldo, Olivetti, ed ovviamente Fiat: la loro produzione nel campo della “settima arte” è oggi elemento fondamentale per lo studio e la comprensione della civiltà industriale dei decenni passati. Non va compiuto l’errore di considerare il cinema industriale come mera promozione pubblicitaria. Questa è certo presente, ma se ne distingue per intenti modalità di costruzione e fruizione.

Il cinema industriale e la Torino della Fiat

Torino, grazie alla presenza di una borghesia attenta alle innovazioni, di artigiani altamente specializzati e ad una visione dell’industria quale mezzo per il progresso, durante la belle epoque di inizio ‘900 costruì le basi che le consentirono di diventre il più importante centro italiano per la produzione automobilistica e per quella cinematografica. Uno sviluppo che avvenne in parallelo: la Fiat comincia a produrre film nel 1909. Parte di questa produzione cinematografica è oggi facilmente reperibile in rete. Sono piuttosto diffusi brevi film muti rappresentanti scene di guerra in cui sono impiegati i mezzi dell’industria torinese.

Più significativi ai fini del racconto della società e dell’industria del Novecento sono però i film prodotti a partire dagli Venti. L’esempio più noto è Sotto i tuoi occhi del 1931, minicommedia brillante nella quale la protagonista, una giovane donna interpretata dalla famosa atttrice Isa Pola, giunge in visita alla fabbrica del Lingotto per vedere, passo dopo passo, la realizzazione della sua nuova auto, la Fiat 522. In questo film (tra i primi sonori di produzione italiana) ci sono elementi capaci di descrivere la società dell’epoca, come il progresso industriale e le disuguaglianze tra classe operaia e borghese.

Sotto i tuoi occhi, 1931 (Centro Storico Fiat)

La nascita del Cinefiat

L’esigenza di parlare ad un pubblico diversificato e, nel contempo, il più vasto possibile, porta la Fiat a inaugurare a inizio anni ’50 un vero e proprio reparto cinematografico, il Cinefiat. Lo scopo è ben preciso: portare al di fuori dei confini aziendali la propria realtà valoriale ed organizzativa rendendola nota al grande pubblico. Ciò avrebbe anche reso l’opinione pubblica meglio predisposta ai nuovi prodotti e alle azioni intraprese.

A volere la nascita del Cinefiat fu Gino Pestelli, già giornalista e direttore dei servizi stampa, pubblicità e propaganda della Fiat dal 1929. Proprio Pestelli ebbe l’intuzione di investire sul “fare cinema” per costruire l’immagine aziendale. Non meno importante fu “la Tota” Maria Rubiolo, entrata giovanissima in Fiat come segretaria di Rubiolo e ben presto divenutane il vice. La loro azione rese possibile la creazione di un nuovo linguaggio di comunicazione in grado di sfruttare ed utilizzare la cultura (come il cinema) valorizzandone gli aspetti comunicativi ed informativi.

Il Cinefiat è quindi una colonna portante della comunicazione Fiat. Un ruolo non semplice, tanto più che le sue lavorazioni sono realizzate da operai e impiegati: metalmeccanici prestati al cinema, che imparano a realizzare in breve tempo e con ottimi risultati. Lo dimostrano le prime opere del Cinefiat: il documentario Da Corso Dante a Mirafiori del 1953 incentrato sulla storia della Fiat e delle sue officine, seguito da alcuni corti dedicati a singoli modelli come la Campagnola e la 1100. Quest’ultimo, Estate 1100, vede la partecipazione di Silvana Mangano e Gina Lollobrigida.

Da Corso Dante a Mirafiori – Cinefiat n.1 (Centro Storico Fiat)
Fiat Campagnola – Cinefiat n.2 (Centro Storico Fiat)
Estate 1100 – Cinefiat n.5 con Silvana Mangano e Gina Lollobrigida (Centro Storico Fiat)

Il Cinefiat ed il cinema “vero e proprio”: un rapporto consolidato

Fin dai primi film realizzati è evidente la presenza di un solido collegamento tra il Cinefiat ed il mondo del cinema “vero e proprio”, intendendo con questa espressione il cinema commerciale e, più in generale, il cinema non industriale.

E’ un rapporto che si traduce, anzitutto, nella presenza dei divi del cinema nostrano all’interno dei corti prodotti dal Cinefiat: oltre alle già citate Silvana Mangano e Gina Lollobrigida di Estate 1100, l’attrice Rossana Podestà è protagonista insieme alla 1100 de I vent’anni di Rossana Podestà, un’altra produzione inquadrabile nel filone del neorealismo rosa:

Vent’anni di Rossana Podestà, 1953/54 (Centro Storico Fiat)

La grande Fiat 1800 è invece presentata da un’attrice del calibro di Monica Vitti:

Fiat 1800 con Monica Vitti, 1961 (Archivio Nazionale Cinema d’Impresa)

Con i toni della commedia all’italiana, Vittorio Gassman e Ilaria Occhini in The Fiat 1300 provinano la nuova berlina di classe media:

The Fiat 1300, con Vittorio Gassman e Ilaria Occhini (Centro Storico Fiat)

Gino Bramieri e Delia Scala sono i protagonisti di Avventura in città, divertente commedia in cui i due, a bordo di una nuovissima Fiat 850, vengono fermati da un vigile urbano a cui ben presto si unisce una piccola folla. Tutti a caccia di autografi? Non esattamente!

Avventura in città, con Gino Bramieri e Delia Scala (Centro Storico Fiat)

Non solo attori: l’importanza di registi e tecnici

Il rapporto con il cinema non si limita agli attori protagonisti. L’evoluzione del linguaggio dei film Fiat (capace, come visto poc’anzi, di evolvere dal neorealismo alla commedia all’italiana e non solo) non sarebbe stato possibile senza il lavoro svolto per il Cinefiat da registi, sceneggiatori e tecnici di primo piano: si pensi a Ermanno Olmi, ai fratelli Taviani, a Ennio Morricone (formando altresì, proprio all’interno del Cinefiat, importati professionisti del cinema italiano).

Tra le tante testimonianze possibili, citiamo il filmato in cui Alessandro Blasetti ricerca un taglio quasi da reportage per descrivere la Fiat 600:

Fiat 600, 1955 (Centro Storico Fiat)

Non di meno, la familiarità di Cinecittà con il Cinefiat altresì ha uno sbocco che oggi definiremmo di product placement: le auto Fiat vengono comunemente inserite nei film di quei decenni. Assumendo talvolta un ruolo che le rende quasi protagoniste: una su tutte, la Fiat 600, protagonista insieme a Totò, Ugo Tognazzi e Nino Manfredi di innumerevolmi film come Motorizzate e C’eravamo tanto amati, solo per citarne alcuni.

La distribuzione del Cinefiat e quella tendenza al gigantismo

La sola produzione dei filmati e la loro distribuzione in ambiti interni all’azienda non avrebbe portato al perseguimento di quegli obiettivi di comunicazione e di racconto all’esterno per i quali il Cinefiat è stato fondato. Proprio la distribuzione dei film realizzati dal Cinefiat ne costituisce un elemento caratteristico e distintivo rispetto ad analoghi dipartimenti di altre aziende.

Accanto ai festival dedicati al cinema industriale e alle rappresentanze interne, i film Cinefiat erano visibili al grande pubblico. Se, ad esempio, le concessionarie Fiat hanno da sempre rappresentato un canale importante per la loro visione, un pubblico ancora più ampio e generalista veniva raggiunto tramite la proiezione nelle sale cinematografiche prima o dopo i normali spettacoli.

Allo stesso scopo erano funzionali delle edizioni speciali dei cinegiornali, per i quali venivano scelti i filmati maggiormente accattivanti il pubblico, grazie anche alla presenza di personaggi famosi, come visto nei capitoli precedenti.

L’ampiezza dei canali di distribuzione e del pubblico sono stati una grande forza del Cinefiat, sebbene questo abbai talora portato ad un gigantismo delle produzioni: molte di queste venivano doppiate in più lingue (addirittura 19!), tra le quali vi era anche l’esperanto. Proprio in esperanto è il seguente filmato 125 Test, in cui la vettura viene provata dal pilota Lodovico Scarfiotti.

125 Test (Archivio Nazionale Cinema d’Impresa)

Cinefiat: non finisce qui

L’evoluzione del cinema post Sessantotto sfocia nella ricerca continua di nuovi linguaggi e sperimentazioni, a cui il cinema industriale non rimane estraneo. Ma di questo, e dell’evoluzione che il Cinefiat subisce a partire dagli anni ’70 – non solo da un punto di vista tecnico ma anche di ruolo – ne parliamo specificamente nell’articolo che potete leggere cliccando qui.

Fonti